Visita alla SINDONE

19 maggio partenza per il Duomo di Torino, per la visita alla S. Sindone.

Tutta la Scuola, con alcuni genitori e nonni, ha partecipato a questo evento solenne che dal 19 aprile al 24 giugno 2015 permette ai pellegrini di venerare un telo di lino ricco di mistero.

Anche noi piccolini di 1^C abbiamo affrontato il percorso di accesso al Duomo con devozione ed attenzione e, quando ci siamo trovati difronte alla teca della Sindone, abbiamo ascoltato le parole del lettore e poi abbiamo pregato tutti insieme, guidati dalla maestra Maria Grazia.

Nel mese di aprile e maggio la maestra Maria Grazia ci ha parlato spesso di questo lenzuolo di lino (dal greco “sindon”: telo usato per avvolgere i defunti) che ha avvolto il cadavere di un uomo dapprima torturato e flagellato e poi crocifisso. È un lenzuolo lungo 4,36 m. e largo 1,10 m. Su di esso si vedono subito, oltre alle due linee scure e ai triangoli bianchi, segni di bruciature (un incendio nel 1532), le impronte di un’immagine (frontale e dorsale) di un uomo morto per crocifissione.

Si notano segni di flagellazione, rivoli di sangue dalla testa, buchi nei piedi prodotti da un oggetto appuntito, grande ferita dal lato destro a livello del costato, escoriazioni dovute al trasporto di un oggetto pesante, segni di terra sul volto. Il sangue appartiene al gruppo sanguigno AB.sindone

Tenuto conto di tutti questi elementi, la tradizione lo accosta al lenzuolo che avrebbe accolto Gesù secondo quanto dicono i Vangeli, ma questa ipotesi, seppur trovando molti riscontri nelle analisi scientifiche, non può essere ancora considerata una certezza.

La Sindone è “provocazione all’intelligenza”, ha detto Papa Giovanni Paolo II, proprio per l’attenzione ad essa rivolta da parte di tutti i campi della conoscenza e per l’affascinante mistero che rivela la sua osservazione.

Partita da Gerusalemme, la SINDONE va poi a Costantinopoli (Istanbul) e in Francia.

Si trova a Torino da 5 secoli, ma cominciò a “sorprendere” un secolo fa quando, per la prima volta, venne fotografata da Secondo Pia, nel 1898.

Il negativo della foto mostrò nei particolari, e con un’evidenza ben maggiore che il “positivo”, tutti i “segni” che la Sindone custodiva. Le parti che sul volto e sul corpo erano chiare sulla tela divennero scure e le parti in ombra rimasero bianche nella tela; sul negativo della lastra fotografica comparve quindi l’immagine positiva di un uomo che porta su di sé tutti i segni della passione.

La Santa Sindone è al centro di grande studio da parte del mondo scientifico. Si tratta, forse, dell’oggetto più studiato al mondo, da diversi punti di osservazione: storico, chimico, informatico e perfino botanico e numismatico. Nonostante tutti questi studi, la scienza non ha ancora fornito certezze, ma i risultati sicuri delle ricerche effettuate in questo secolo dicono che l’immagine non è un dipinto, ed è stata lasciata dal cadavere di un uomo flagellato e crocifisso. L’elaborazione al computer ha mostrato che essa ha proprietà tridimensionali, che non appartengono né ai dipinti né alle normali fotografie. Inoltre sul Lenzuolo sono stati ritrovati pollini di fiori che hanno offerto forti indizi per una presenza della Sindone non solo in Europa ma anche nel Vicino Oriente. Le analisi sulle tracce di sangue hanno indicato la presenza di sangue umano, del tipo AB e non vi sono tracce di pigmenti coloranti.

Oltre allo studio fatto in classe, questo nostro pellegrinaggio ci mette di fronte ad un uomo che ha sofferto ed è per questo che è degno di molto rispetto.

Ci piace qui riportare l’articolo del quotidiano “Avvenire” del 18 aprile 2015 che sintetizza pienamente il nostro sentimento su questa preziosa reliquia.

Davanti alla Sindone l’unico discorso possibile è il silenzio. Che è la lingua del cuore, l’alfabeto dell’amore vero, quello che non si nutre di frasi fatte o paroloni ma cresce nel dono, si nutre di testimonianza. Perché l’Uomo dei dolori è uno specchio che riflette quel che siamo, che ci legge dentro alla luce del Vangelo.

Per questo “andare a vedere” la Sindone non è un pellegrinaggio come gli altri ma innanzitutto un viaggio dentro noi stessi, in fondo e ancora più giù, fino alle ferite che non riusciamo a curare, al peccato che non ammettiamo neppure con noi stessi, alle lacrime che non arrivano agli occhi.

Nel Volto dell’Uomo dei dolori, nelle piaghe del suo corpo martoriato, ci sono anche le nostre piccole grandi sofferenze, le frasi che non abbiamo detto, le persone trascurate, il tempo buttato via per un po’ di falsa gloria, per un pizzico di prestigio che svanisce. Mentre il dolore resta, e così il bene che non abbiamo fatto, il male di cui il nostro tacere è complice.

Nella Sindone contempliamo chi siamo e cosa potremmo essere, il male estremo, la violenza disumana e insieme l’amore più grande, quello di chi dona la propria vita per gli altri, per ciascuno di noi, per ogni uomo.

Un miracolo d’amore di fronte a cui non resta che il silenzio. Silenzio che non significa rassegnazione, ma è grazia, è alfabeto d’infinito, è porta aperta sull’eterno presente di Dio”.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

 

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